L’ironista
Stamattina sul treno regionale 2640 c’è uno dei miei passeggeri preferiti: l’ironista. Maschio, bianco, padre di famiglia sui 45-50 anni, probabilmente impiegato (lo dice il capello impomatato e la cravatta sotto il giaccone sportivo).
L’ironista non viaggia. Intrattiene. Racconta episodi non semplicemente buffi e divertenti, ma sconfinanti nell’assurdo. L’inverosimile è il suo pane quotidiano, ma mai nessuno al suo cospetto può permettersi di avanzare il minimo dubbio sulle sue folli gesta. Unica pecca: non puoi ridere. Perché sebbene l’ironista sia uno showman nato, ufficialmente il suo non è uno spettacolo pubblico ma riservato al suo fortunato interlocutore. E anche se sai che l’ironista gode nel vederti pendere dalle sue labbra in attesa che stilli altre incredibili perle di saggezza e gocce di simpatia, la tua missione è guardare impassibile fuori dal finestrino o continuare a leggere gli appunti di fisica avanzata come se fossero la cosa più interessante del mondo.
Una passeggera sale e chiede: “Scusi questo va in Porta Garibaldi?”. E lui, con un sorriso a trentasei denti quasi ad anticipare la grassa risata attesa dopo il battutone… “Non vede che siamo mille camicie rosse?” Ah ah… sigh. Una freddura del genere alle sette e un quarto del mattino merita una menzione speciale. Anche se può fare di meglio. Come quella volta (ricordi Daniele?) che ha raccontato di quando, da piccolo, allo zoo di Milano avesse tirato la coda al leone. Ma questa è un’altra storia e siamo già al cinquantasettesimo kilometro…