61esimo kilometro – pensieri su rotaia



Cafonal

«I’ve gotta feelin’ that tonight gonna be a good night». Inizia così un viaggio di ritorno sul sedile dietro a un gruppo di ben 9 adolescenti. Meches bionde le “tipe” e capelli rasati in maniera improponibile i “raga”. Sbragati sui sedili alla maniera in cui io butto il cappotto sulla poltrona di casa mia quando, una giornata stressante, ho fretta di mettermi in pantofole dopo. «Amore bello come il bacio, bello come il buio, bello come Dio, amore mio non te ne andareeee». Karaoke stonato, ma almeno conoscono Baglioni. Un iPod condiviso in 4 ragazze, non so come facciano avendo solo due auricolari. Ma evidentemente a 16 anni si può fare. Alla faccia di chi si lamenta quando si dice che gli adolescenti sono dei cafoni. Venghino siori venghino sul regionale delle 18 e 10. Provare per credere. «E con le mani amore per le mani ti prenderò, e senza dire nel mio cuore ti porteròòò». Ogni tanto do una sbirciata per cercare di dare un volto ai miei perlomeno bizzarri compagni di viaggio. Dolcevita con fumetti e strass lilla. Giubbotti neri lucidi tipo sacchetto dell’immondizia. Evidentemente il buon gusto non l’hanno ancora sviluppato. Ma certo Moccia apprezzerebbe.

Ore 18 e 18, «Lambrate, stazione di Milano Lambrate». «Quando arriviamo?», chiede una voce che sbuca dal cappuccio bianco di una felpa. Iniziamo bene. «Miky, dopo mi devi fare chiamare la mamma». «Miii, zero c’ho 80 centesimi! Che gli devi dire?». «Che c’ho il puntello con la Susy per cena». Magari dopo cena fatti un salto anche da un mio amico. Si chiama (De) Mauro e magari ti dà due lezioncine di volgare eloquio. Che non è un insulto, né un piatto tipico toscano.

(S)fortunatamente scendono a Pioltello. Non mi resta che il silenzio dell’impiegato modello seduto di fronte a me. Abito gessato grigio e camicia a righine gialle, blu e celesti. Occhialetti tondi, montatura sottile, calvizie incipiente che non riesce a nascondere nonostante il capello fresco di barbiere. Al polso un braccialettino arancione di silicone, di quelli che andavano di moda nell’estate del 2005 (me lo ricordo perché avevo appena finito la quarta liceo e ce li avevo pure io). Il Sole 24 Ore aperto copre metà dello schermo del mio pc. Evidentemente l’educazione, a volte, non la si impara nemmeno a cinquant’anni.


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