Rivoluzione di classe
«Buongiorno signore, salve a lei signorina! Posso offrirle delle noccioline? Un cappuccino e un croissant caldo?». Mentre un gruppo di pivellini del primo anno di corso al Politecnico scherza rumorosamente, io e “Arturo” (non mi è ancora stato dato il permesso ufficiale di rivelare il suo nome) sogniamo un viaggio diverso. Da pendolari di lusso. Senza disinfettare il poggiatesta con l’Amuchina. Senza sentire risate grufolanti a proposito di esami di statistica e matematica avanzata.
Solo la scorsa settimana quei simpaticoni di Frecciarossa hanno annunciato la nuova offerta per i viaggiatori. Niente più prima e seconda classe, ma quattro “livelli di servizio”. Eh già, ormai anche la vecchia divisione tra biglietti più o meno costosi evoca solo i fasti e le miserie del Titanic o dell’Orient Express. L’Alta Velocità è rigorosamente politically correct. Poltrone di pelle e spazi più ampi per chi è disposto a spendere di più, seggiolini foderati di stoffa e più stretti se si vuole risparmiare. Wi-fi per tutti (internet si rivela come sempre un mezzo democratico), ma niente vagoni relax per i passeggeri low cost. Che però avranno sempre il vantaggio di sentire il proprio vicino litigare con la fidanzata (o l’amate), chiedere informazioni dettagliate su cosa ha mangiato il gatto della nonna o semplicemente lamentarsi con un’amica dello scarso rendimento scolastico dei figli.
«La vera rivoluzione sarebbe far arrivare i treni sempre puntuali e puliti», la risposta del Codacons. Vero. Ma certo anche a noi pendolari piacerebbe, una volta tanto, avere uno steward con lo stemma FS sulla divisa che, portandoci il giornale e una tazza di caffè bollente, ci sorridesse come il papà della famiglia Mulino Bianco e ci dicesse: «Grazie per aver scelto Trenitalia. Posso fare altro per rendere più confortevole il suo viaggio?». Sogni ad occhi aperti di due pendolari in una carrozza con il finestrino rotto. D’altronde, siamo in seconda classe.