Quel ragazzo senza braccia sul treno dell’indifferenza
Leggo questo articolo su Repubblica.it e mi vergogno che certe cose possano accadere nel mio Paese.
http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/cronaca/ragazzo-braccia/ragazzo-braccia/ragazzo-braccia.html
Pensieri a freddo
Secondo una passeggera il “ministero delegato di Trenitalia” avrebbe dichiarato che non è possibile investire sui treni di pendolari. Risultato: sette carrozze su nove sono buie e senza riscaldamento, almeno una decina di porte risultano fuori uso e un simpatico capotreno fischia al macchinista di partire, guardandoti come a dire “Ops, pensavi davvero che ti avrei lasciato salire?”
Nonostante tutto oggi è una grande giornata: soltanto sei minuti di ritardo in un mattino innevato di dicembre se non è un record è almeno una data da cerchiare in rosso sul calendario. In più sono tutti silenziosi. Una ragazza dorme con il piumino e una sciarpa-burqa che le lascia scoperti solo gli occhi (intanto a me stanno congelando le mani perché nonostante stia su una delle uniche due carrozze dotate di illuminazione, non posso certo chiedere pure il riscaldamento!). Un’altra studentessa con dei ricci biondi mechati di viola studia anatomia umana. Due ragazzi chiacchierano sottovoce, una cosa che sui regionali succede una volta su un milione, visto che, stranamente, tutti pensano che faranno un figurone con gli altri passeggeri rivelando particolari piccanti sulla propria infanzia o sulle peripezie del proprio gatto.
Prima fermata: Verdello-Dalmine. Ma perché certe persone leggono sul tabellone luminoso “treno per Milano Porta Garibaldi – binario 1” e appena salite ti guardano terrorizzate e chiedono «Questo va a Garibaldi?»? Signora spero di sì, se no noi qui che si sta a fare? Ringrazia e si siede. Il treno riprende a saltellare sulle rotaie, che nonostante siano lisce fanno sempre l’effetto Parigi-Dakar. Certo, le giunture tra le barre di metallo che con il calore si dilatano… Ma non è possibile che ce ne sia una ogni cinque metri. Tu-tum. Tu-tum. Tu-tum. Le palpebre diventano pesanti… Tu-tum. Tu-tum. Ancora cinque minuti mamma… Dlin dlon. Milano Lambrate. Stazione di Milano Lambrate. Doh!
Dieci centimetri di seta bianca sulla città. Migliaia di fiocchi candidi, freddi e scintillanti che hanno la forza di farci fermare con lo sguardo stupito verso il cielo. I bambini, che con la lingua fuori assaggiano il sapore dell’inverno. Le signore milanesi, che ormai nemmeno la neve è più quella di una volta. E le ferrovie italiane, che ormai ogni scusa è buona per costringere i passeggeri ignari a riscoprire la magia della pianura lombarda imbiancata. Quaranta minuti fermi in mezzo al buio. Luci di case calde ridotte a puntini. Due ragazzi si abbracciano dall’altra parte della carrozza. L’incanto è soltanto malinconia per un viaggiatore stanco.

Matematicamente puntuale

Freddo a Milano Lambrate. Dlin dlon. Il treno regionale delle ore 18 e 48 proveniente da Milano Porta Garibaldi e diretto a Bergamo è in arrivo al binario 6 anziché al binario 7. Almeno sono uno accanto all’altro. E non siamo in ritardo. Anzi, eccolo con ben tre minuti di anticipo. Le FS sono così, quando meno te l’aspetti ti sorprendono con una carrozza calda. Ci vorrebbe solo Tom Hanks che arriva con la cioccolata calda come sul Polar Express. Ma se qui fuori ci fosse la neve forse il treno nemmeno sarebbe arrivato.

Sui sedili accanto un terzetto di studenti. Due ragazze e un ventenne con i brufoli che sa suonare pianoforte, chitarra e clarinetto. Enfant prodige su un sedile azzurro ormai sbiadito. Racconti da pendolari. E da giovani universitari. Forse ingegneria. Parlano di incognite e numeri complessi. Mentre sul sedile di fronte un sudamericano borbotta in spagnolo al telefono, il chiacchiericcio si infervora. “Mia sorella studia medicina e mi ruba il computer… Ma che ha la Fra? A me di lei non me ne frega niente, mi chiedo: ‘ma perché ce l’hai con tutto il mondo?’ Non abbiamo nemmeno litigato, ma è da giugno che è scorbutica… Un giorno si è svegliata e ha iniziato a rompere le palle a tutti… Se non mi saluti non è che vado a casa e mi struggo e inizio a scrivere poemi come Dante con Beatrice”. Certo mica siamo nel milletrecento. Adesso ci si sfoga col gossip sul treno. Intanto l’amico continua a fare gli esercizi di analisi matematica. “Ci dev’essere di mezzo un seno iperbolico”. Ah ecco perché non riusciva a trovare la soluzione. Stanno discutendo di politica…